Copernicus Sentinel-2 mission - CC BY-SA 3.0 IGO
Una quota crescente delle attività economiche terrestri dipende ormai da infrastrutture e servizi spaziali. Le applicazioni satellitari supportano le telecomunicazioni globali, l’accesso a internet a banda larga, le trasmissioni televisive, la navigazione satellitare e le comunicazioni militari.
Negli ultimi anni, tali applicazioni si sono notevolmente ampliate. I dati satellitari rappresentano oggi uno strumento essenziale per l’agricoltura di precisione, il monitoraggio climatico, la gestione delle infrastrutture critiche e numerosi servizi di localizzazione e sincronizzazione temporale. Parallelamente, la ricerca scientifica sta esplorando nuove opportunità offerte dalla microgravità orbitale, ad esempio nella produzione di materiali avanzati.
Più recentemente, l’attenzione degli operatori tecnologici si è estesa anche a nuove prospettive industriali, quali l’utilizzo dello spazio per infrastrutture digitali avanzate o per l’applicazione dell’intelligenza artificiale alle operazioni spaziali.
L’evoluzione tecnologica ha determinato anche un mutamento negli attori coinvolti. Le attività spaziali non sono più esclusivo appannaggio delle agenzie governative, ma vedono una crescente partecipazione del settore privato. In questo contesto assume un ruolo crescente il cosiddetto segmento downstream, nel quale i dati geospaziali e di osservazione della Terra (Earth Observation – EO) vengono elaborati e trasformati in servizi destinati a molteplici ambiti applicativi, tra cui l’agricoltura di precisione, la gestione delle infrastrutture critiche, il monitoraggio ambientale, la protezione civile, la logistica, la difesa e il settore energetico. Emblematico di questa evoluzione è lo sviluppo delle costellazioni di satelliti collocate in orbita terrestre bassa (Low Earth Orbit – LEO), progettate per garantire servizi di connettività globale a banda larga.
Già nel 2015 gli Stati Uniti – tra i paesi più attivi nel settore spaziale – hanno adottato il Commercial Space Launch Competitiveness Act, volto a favorire lo sviluppo dell’industria spaziale commerciale e a fornire un quadro normativo favorevole agli investimenti privati. La legge è volta a promuovere lo sviluppo dell’industria spaziale commerciale, sostenendo l’investimento privato e facilitando l’esplorazione commerciale dello spazio.
In questo contesto di rapida espansione della space economy, diventa sempre più evidente l’esigenza che lo sviluppo delle attività economiche nello spazio si fondi su un quadro giuridico chiaro, prevedibile e basato su regole condivise.
Proprio in questa prospettiva, numerosi Stati hanno avviato negli ultimi anni iniziative legislative volte a disciplinare le attività spaziali private e a creare condizioni favorevoli allo sviluppo dell’industria spaziale commerciale. Anche l’Italia si è recentemente inserita in questo processo di evoluzione normativa.
La Legge n. 89/2025: ordine nel cosmo italiano
È in questo contesto di trasformazione si colloca la legge 13 giugno 2025, n. 89, recante “Disposizioni in materia di economia dello spazio”, con cui l’Italia ha introdotto per la prima volta una disciplina organica delle attività spaziali svolte da operatori privati. Prima della sua adozione, l’ordinamento italiano– pur avendo ratificato i principali trattati internazionali in materia – non prevedeva infatti un sistema normativo completo di autorizzazione e vigilanza delle attività spaziali commerciali.
La Legge 89/2025 interviene quindi con l’obiettivo di:
- chiarire la governance delle attività spaziali;
- assicurare certezza giuridica agli operatori economici;
- armonizzare il quadro giuridico relativo ai rapporti tra autorità pubbliche e imprese, tenendo conto del contesto normativo internazionale ed europeo
La legge introduce una definizione ampia di “attività spaziali”, comprendente il lancio, la gestione in orbita e il rientro di oggetti spaziali, i servizi in orbita, l’assemblaggio di infrastrutture spaziali, la produzione nello spazio, nonché l’esplorazione e l’utilizzo delle risorse naturali dei corpi celesti, nel rispetto del diritto internazionale.
Sono inoltre ricomprese le attività svolte mediante piattaforme stratosferiche o razzi sonda, nonché ogni altra attività condotta nello spazio extra-atmosferico da operatori soggetti alla legge.
Autorizzazione delle attività e regime di responsabilità
Secondo quanto disposto dal nuovo testo di legge, lo svolgimento di attività spaziali è subordinato al rilascio di un’autorizzazione da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri o di un’autorità delegata.
Le domande sono presentate all’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), che svolge l’istruttoria tecnica con il supporto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, verificando i requisiti di sicurezza, protezione ambientale, gestione dei detriti spaziali e conformità agli obblighi internazionali.
L’obbligo di autorizzazione e le relative disposizioni si applicano sia agli operatori italiani che svolgono attività sul territorio nazionale o all’estero, sia agli operatori stranieri attivi in Italia (art. 3).
Tuttavia, tenuto conto della natura tipicamente pluri-nazionale delle attività spaziali – che coinvolgono soggetti privati di diversi Paesi e fanno frequentemente ricorso a lanciatori situati in Stati terzi – la norma esclude la necessità di una nuova autorizzazione nazionale nei casi in cui l’attività sia già stata autorizzata da uno Stato estero, riconosciuta dallo Stato italiano in base a un trattato internazionale ovvero oggetto di una procedura di riconoscimento ad hoc (art. 3).
Un aspetto centrale riguarda il regime di responsabilità. Storicamente le attività nello spazio sono nate come attività svolte dagli Stati nazionali. In tale contesto, la Liability Convention, approvata nel 1972 e ratificata dall’Italia nel 1976, attribuiva allo “Stato di lancio” (“launching State”)1 la responsabilità per qualsiasi danno causato dagli oggetti spaziali a soggetti terzi.
La legge italiana introduce tuttavia la possibilità per lo Stato di rivalersi sugli operatori privati responsabili del danno, prevedendo un regime di responsabilità oggettiva con un limite massimo di 100 milioni di euro.
Tale importo è garantito da assicurazioni o garanzie finanziarie che gli operatori saranno obbligati a sottoscrivere per l’importo massimo sopra indicato. L’importo può essere ridotto in considerazione di vari fattori, tra cui la dimensione dell’attività spaziale, ovvero nel caso di startup innovative o attività di sola ricerca, a cui si applicherà un massimale pari a 20 milioni di euro per ciascun sinistro. Si tratta di una previsione comparabile a quella contenuta nella Loi relative aux opérations spatiales adottata in Francia già nel 2008, volta a fornire agli operatori un quadro certo così da consentire di quantificare il rischio delle proprie attività, rendendolo non solo prevedibile, ma anche assicurabile.
Strumenti di promozione della space economy
La Legge 89/2025 non si limita a regolamentare, ma intende anche stimolare la crescita della Space Economy. Prevede a tal proposito un Piano Nazionale per l'Economia dello Spazio, aggiornato ogni due anni, per definire obiettivi strategici, sinergie pubblico-private, investimenti e formazione. Inoltre, le PMI e le startup saranno supportate attraverso misure che ne favoriscono la partecipazione agli appalti spaziali, inclusi subappalti obbligatori e anticipazioni di pagamento.
Ancora, la legge istituisce presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy un Fondo per l’economia dello spazio, con una dotazione iniziale di 35 milioni di euro per il 2025, destinato a sostenere l’innovazione tecnologica e lo sviluppo industriale nel settore.
Tecnologie dual use e interessi strategici
Ultimo, ma non meno importante, il delicato equilibrio tra commerciale e difesa. Le tecnologie spaziali hanno spesso una doppia valenza – civile e militare – costituendo infrastrutture strategiche nazionali.
Per tale ragione la legge chiarisce che restano pienamente applicabili le disposizioni relative ai poteri speciali dello Stato (golden power), nonché la normativa europea sulle tecnologie a duplice uso.
Il tema del duplice uso delle tecnologie spaziali è stato affrontato anche nel Rapporto Draghi, seppure sotto diverso profilo: massimizzare le sinergie tra il settore civile e quello della difesa in ambito spaziale (“maximise technological spill-over between civilian and defence innovation cycles”, chapter 7, Part B) è fondamentale per l’innovazione e lo sviluppo delle attività commerciali nello spazio. Si tratta quindi di un tema che assume particolare rilevanza anche nel dibattito europeo sulla competitività tecnologica e sulla sicurezza delle infrastrutture critiche.
L'Italia nel Quadro Europeo: Verso un "EU Space Act"?
La disciplina italiana si inserisce in un contesto europeo caratterizzato da un crescente interesse per la regolazione delle attività spaziali.
L’Unione europea si prepara a dotarsi della prima disciplina organica delle attività spaziali attraverso la proposta di EU Space Act, presentata dalla Commissione nel giugno 2025 e attualmente in fase di negoziazione tra Parlamento e Consiglio. L’iniziativa mira a superare la frammentazione normativa esistente, introducendo un quadro regolatorio comune fondato su sicurezza, resilienza e sostenibilità delle attività spaziali.
Le ragioni che spingono l'UE verso una regolamentazione comune sono molteplici: l'esponenziale crescita delle attività commerciali nello spazio e la conseguente proliferazione di oggetti, la frammentazione normativa che genera incertezza legale e barriere per l'industria, la mancanza di regole tecniche vincolanti nonostante i principi di responsabilità statale, il sempre più pressante rischio legato ai detriti spaziali (gli “space debris”).
Conclusioni
La legge n. 89/2025 segna dunque un passaggio importante nel processo di costruzione di un quadro giuridico nazionale per le attività spaziali commerciali.
La piena operatività della normativa dipenderà tuttavia dall’adozione dei decreti attuativi previsti dalla legge, chiamati a precisare aspetti essenziali della disciplina: dai requisiti tecnici e procedurali per il rilascio delle autorizzazioni, ai criteri per la determinazione delle coperture assicurative, fino alle modalità di gestione e utilizzo dei dati di origine spaziale. In assenza di un termine specifico per la loro adozione, sarà necessario attendere tali interventi per valutare concretamente la portata applicativa della nuova disciplina.
Parallelamente, il quadro normativo nazionale dovrà necessariamente confrontarsi con l’evoluzione della regolazione in materia a livello europeo. L’adozione di un futuro EU Space Act è fondamentale per promuovere lo sviluppo del settore spaziale europeo.
In questa prospettiva, la legge italiana rappresenta soprattutto un punto di partenza verso la costruzione di un ecosistema giuridico e industriale capace di sostenere la crescita della space economy, settore destinato ad assumere un ruolo sempre più rilevante non solo sul piano tecnologico, ma anche sotto il profilo economico, strategico e geopolitico.
1 Liability Convention, art. I: “The term launching State means: (i) a State which launches or procures the launching of a space object; (ii) A State from whose territory or facility a space object is launched”.
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Autrice di questa nota è l’avv. Claudia Sarrocco. Per maggiori informazioni o chiarimenti sui temi trattati in questo articolo si prega di scrivere a
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